Esistono dei luoghi dove il tempo sembra essersi fermato. A Roma, nel quartiere di San Lorenzo - forse l'unico rimasto a guardia di una romanità ormai perduta - si trova la Fabbrica Ombrelloni di Renato Bellori. Entrarci è come riavvolgere il nastro, o se preferite, fare un salto indietro nel tempo. Se pensate a una fabbrica ipertecnologica con robot al posto degli esseri umani siete capitati nel posto sbagliato, perché non troverete freddezza e separazione tra chi ci lavora e chi dovrebbe comandare. Ho detto dovrebbe comandare perché in questo luogo magico i titolari danno l'esempio, arrivando prima degli altri e andando via rigorosamente per ultimi.

Dovreste conoscerlo, il signor Renato Bellori, anzi il Sor Renato come viene amichevolmente apostrofato da tutto il quartiere: 80 anni passati da qualche tempo e una forza difficilmente riscontrabile nei giovani d'oggi. E' uno che ha sofferto, il Sor Renato, mica uno di quelli che hanno trovato il piatto pronto... Suo padre Teobaldo fabbricava gli ombrelloni dai primi del '900 e prima di lui il padre, così anche il Sor Renato decise di percorrere la stessa strada. Erano altri tempi, era difficile mettere insieme il pranzo e la cena, eppure il Sor Renato, lavorando giorno e notte, ha cominciato a fabbricare i primi ombrelloni in proprio. Ne vendeva uno, lo consegnava con la bicicletta da un capo all'altro di Roma, con l'incasso comprava il materiale per costruirne un altro e così via. Un giorno del 1944 incontra un angelo per strada, una ragazzina di nome Maria: immediatamente capisce che si tratta della donna della sua vita e se ne innamora. Un tipo testardo, il Sor Renato, quando si mette in tesa una cosa non c'è verso di fargli cambiare idea! Bisogna però riconoscere che aveva ragione e senza la Sora Maria forse non ci sarebbe la ditta Renato Bellori così com'è oggi. Erano gli anni della guerra, ma l'amore dimostra di essere più forte delle bombe e così, il 15 aprile 1945, Renato - vestito a festa con una coperta americana tinta in blu e cucita da un sarto - e Maria - sposa bellissima con un abito bianco usato - convolano a nozze.

E qui inizia la storia. Renato e Maria con tanta voglia di lavorare passano dall'unica stanza al pianterreno, dove il tavolo da pranzo veniva usato anche come tavolo da lavoro, e dove nascono i quattro figli, a una casa più grande e confortevole. Gli affari cominciano ad andare bene e così viene affittata la sede in via dei Lucani 18, dove ancora oggi vengono cuciti rigorosamente a mano i teli, verniciati a mano fusti e stecche... Il risultato: ombrelloni di rara bellezza che hanno conquistato le più belle case romane e i mercati europei. Gli ombrelloni firmati Bellori vengono esportati nei migliori negozi di arredamento di tutto il mondo. E pensare che, almeno all'inizio, i clienti erano rappresentati dagli ambulanti che giravano per i mercati e avevano bisogno degli ombrelloni per meglio esporre e proteggere la merce! Ogni pezzo, prima di essere consegnato, viene controllato scrupolosamente perchè deve essere perfetto in ogni particolare. Questa è la breve storia di una tradizione di famiglia che prosegue grazie all'impegno di Carlo Bellori e di suo figlio Renato, stesso nome del nonno, ventenne di belle speranze e naturale prosieguo della dinastia.

 
 
 

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